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martedì 28 dicembre 2010

Rubata auto con bimbo a bordo

Rubata auto con bimbo a bordo

Piccolo scaricato poco dopo in un'area di servizio

28 dicembre, 13:19
Rubata auto con bimbo a bordo(ANSA) - MILANO, 28 DIC - Un ladro non ha esitato a rubare un'auto con un bambino a bordo di 3 anni, ma poi lo ha subito scaricato per strada. L'uomo e' rimasto ignoto, ma uno straniero, alla guida della stessa vettura, ieri e' stato bloccato a Milano e denunciato, per ora,solo per ricettazione.

E' accaduto ieri in un'area di servizio della Milano-Genova, all'altezza di Casei Gerola (Pavia).Il bimbo, che dormiva nel seggiolino montato sui sedili posteriori, e' stato poi scaricato nell'area di servizio successiva.

Ucciso 22enne nel Napoletano

Ucciso 22enne nel Napoletano

Licola, accoltellato per futili motivi

A Licola, in provincia di Napoli, il 29enne Giovanni Riccio litigava con la moglie nel viale dove abita quando è sopraggiunto Antonio Chiaro, 22 anni, con la fidanzata. I due, per motivi ancora da chiarire, rimangono fermi davanti a casa del 29enne che si innervosisce. Da una discussione nasce un litigio serio e Riccio colpisce con una coltellata al torace Chiaro, che viene ricoverato in ospedale ma muore per le ferite riportate.
Ucciso 22enne nel Napoletano
Riccio, già noto alle forze dell'ordine, ora deve rispondere di omicidio aggravato e per porto abusivo di arma bianca. Dopo aver ucciso il suo vicino di casa, si barrica nella sua abitazione, ancora sporco di sangue. E' lì che i carabinieri lo trovano. Quando lo trasferiscono in caserma, lo difendono da un linciaggio da parte dei parenti e amici della vittima.

Riccio stava litigando animatamente con la moglie e, secondo quanto ricostruito dai militari, avrebbe chiesto più volte alla coppia di allontanarsi. E' stato allora che è scoppiata la lite tra i due uomini.

Sanremo, disabile muore in carcere: era invalido e affetto da ritardo mentale

Sanremo, 28 dic. (Adnkronos) - Un disabile grave di 27 anni è morto nel carcere di Sanremo dove era detenuto in seguito a un arresto cardiaco. Lo rende noto l'Osservatorio Permanente sulle morti in carcere. "Fernando Paniccia avrebbe terminato di scontare la pena il 31 dicembre del 2011. Invalido al 100%,affetto da ritardo mentale, epilettico e semiparalizzato, - sottolinea l'Osservatorio - pesava 186 chili. Era entrato in carcere per la prima volta a 19 anni, per il furto di 3 palloni di cuoio in una palestra, e da allora era stato più volte arrestato per piccoli reati di cui probabilmente non era nemmeno consapevole, poiché la sua capacità di comprensione era quella di un bambino di tre anni".

Le condizioni di salute di Paniccia erano critiche da tempo a causa dell'obesità. Fernando pesava 186 kg e nonostante l'interessamento dei sanitari non era riuscito a dimagrire. Il giorno di Natale aveva accusato un malore. Ieri mattina il suo compagno di cella lo ha chiamato, ma inutilmente. Il sostituto procuratore Antonella Politi ha disposto che venga effettuata l'autopsia. Paniccia avrebbe terminato di scontare la pena il 31 dicembre del 2011. "Sono 500 i disabili gravi nelle carceri italiane - denuncia l'Osservatorio - per loro il 'diritto alla salute' è solo sulla carta. Salgono così a 171 i detenuti morti nel 2010, di cui 65 per suicidio".
Roberto Martinelli, segretario generale aggiunto e commissario straordinario per la Liguria del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, propone come ''prima soluzione al pesante sovraffollamento penitenziario'' la definizione di ''circuiti penitenziari differenziati e, in questo contesto, la costruzione dicarceri per così dire 'leggere' per i detenuti in attesa di giudizio o con gravi disabilità".

Strage nella masseria del Vibonese, sono quattro gli indagati per omicidio plurimo

Vibo Valentia, 28 dic. (Adnkronos/Ign) - Svolta nelle indagini sulla strage di Filandari, nel Vibonese, dove una famiglia di 5 persone, padre e quattro figli, è stata sterminata in una sparatoria avvenuta ieri in una masseria. Mentre nella tarda serata di ieri un artigiano di 44 anni, Ercole Vangeli, accompagnato dal suo avvocato, si è costituito autoaccusandosi del massacro, altre tre persone sono state individuate dai carabinieri del Comando provinciale di Vibo Valentia come responsabili. Si tratta di parenti del reo confesso.

Al termine di una notte serrata di interrogatori, nei confronti di Ercole Vangeli e degli altri tre (il fratello Francesco Saverio Vangeli di 54 anni, il figlio di quest'ultimo Pietro, 23 anni, e il genero Gianni Mazzitelli, 30), è stato notificato un provvedimento di fermo emesso dalla Procura di Vibo Valentia. Gli autori erano stati individuati subito dai carabinieri come i presunti responsabili dell'efferato assassinio di Domenico Fontana e dei suoi quattro figli (Pasquale di 37 anni, Pietro di 36 anni, Emilio di 32 anni e Giovanni di 19 anni), avvenuto poco dopo le 17 in località Scaliti. I quattro accusati di omicidio plurimo sono residenti nella zona.
La Procura di Vibo Valentia oggi stesso avanzerà al gip la richiesta della convalida del fermo e l'adozione della misura cautelare in carcere. ''Le indagini tuttavia -ha precisato il capo dell'ufficio- non sono terminate''.
Ercole Vangeli durante l'interrogatorio notturno si è assunto la responsabilità dell'assassinio sottolineando di aver agito da solo. Alla base del gesto, confessato davanti al pm Michele Sirgiovanni, ci sarebbe stato l'esasperazione dovuta a taglio di alberi e pascolo libero nei suoi terreni da parte della famiglia Fontana, che in passato gli ha causato qualche danno.
Diverse volte Vangeli, descritto come una persona tranquilla, dedita al lavoro e alla famiglia, si era lamentato dell'invasione degli animali sul suo terreno. Aveva presentato quattro denunce per danneggiamenti di modesta entità negli ultimi quattro anni senza mai avanzare però sospetti espliciti contro la famiglia Fontana. Ieri sera ha telefonato l'avvocato Domenico Talotta, ex sindaco di Filandari (oggi consigliere di minoranza) chiedendogli di raggiungerlo per accompagnarlo in caserma. Lì ha vuotato il sacco dicendo di essere stanco di subire i soprusi della famiglia Fontana. Non ha però fatto cenno ai suoi complici.
I carabinieri, comunque, una volta ascoltato Vangeli e dietro i dovuti accertamenti, si sono fatti un'altra idea avanzando l'ipotesi che dovevano essere almeno due gli autori della strage visto che sono state usate due pistole. Ed è così che si è arrivati ai complici.
Per l'esattezza sono state usate una calibro 9x21 che Ercole Vangelo ha consegnato alle forze dell'ordine, e una calibro 7,65 trovata nell'abitazione del fratello Francesco Saverio. Gli assassini sarebbero stati tutti presenti sulla scena del delitto e hanno sparato almeno 40 colpi (è il numero dei bossoli ritrovati). A dare indicazioni molto utili agli investigatori, riscontrate in tempo reale, è stato un romeno aiutante della famiglia Fontana nella masseria.
Il ricorso alla violenza per risolvere i problemi ''sembra un copione dell'800 per chi non è di Vibo, ma qui è un fenomeno all'ordine del giorno. Mai però si era verificato tutto ciò, un intero nucleo familiare sterminato'', ha detto il procuratore di Vibo Valentia, Mario Spagnuolo durante la conferenza stampa in cui sono stati illustrati i dettagli delle indagini.
Il numero elevatissimo di proiettili e il sangue in mezzo ai corpi (Fontana e due dei figli sono stati trovati fuori, vicino al Fiat Punto nera, mentre altri due erano nella masseria. Emilio non era ancora morto: è deceduto subito dopo l'arrivo dell'ambulanza), ha portato il procuratore Spagnuolo, a definire la scena "un teatro apocalittico".

Superenalotto, due i '6' milionari a Napoli: "E' solo una coincidenza"

Roma, 28 dic. - (Adnkronos) - Una straordinaria, felice coincidenza e nessuna irregolarità. La doppia vincita di Napoli al Superenalotto, frutto di due giocate perfettamente identiche è singolare, ma piuttosto frequente nella modalità di gioco.L'utilizzo delle schedine prestampate, messe a disposizione dei clienti in appositi box posti nelle ricevitorie, è una pratica assai comune per chi non vuole perdere tempo compilandole per proprio conto. Nulla vieta, sottolinea Agipronews, che un cliente possa utilizzare e quindi convalidare una schedina precompilata utilizzata in precedenza da altri.

Non è stata una "svista" quindi come sostiene il titolare, ma una semplice coincidenza a far centrare alla tabaccheria di corso Vittorio Emanuele a Napolii due '6' che ieri hanno regalato quasi 36 milioni ciascuno. "A ogni ricevitoria,la Sisal invia 500 schedine prestampate - spiegano i titolari ad Agipronews - il singolo ricevitore decide poi quante metterne 'in vendita' e in genere si va per blocchi: noi, per esempio, avevamo messo a disposizione dei clienti le prime quindici e tra queste c'era anche la schedina vincente". "Quando abbiamo esaurito la prima 'mazzetta' - continuano i titolari della tabaccheria, spiegando cosa sia successo - avremmo dovuto stampare il secondo blocco, a partire cioé dalla sedicesima schedina inviataci dalla Sisal. E invece per una svista abbiamo duplicato il primo gruppo. Il che vuol dire che oltre alla doppia giocata vincente ci sono altri doppioni che però non hanno vinto". "E' sicuramente gente del posto - aggiungono, a proposito dei vincitori -, ma nessuno si è fatto vivo". In compenso, i festeggiamenti sono andati avanti per tutta la notte. "Avevamo ottenuto qualche vincita discreta con i Gratta e Vinci ma niente di paragonabile a questo. Abbiamo brindato fino a stamattina e intanto continuiamo a lavorare".
Aginews presenta anche un esempio classico: tre persone ne scelgono una e poi provvedono a convalidarla tre volte, una ciascuno. Nel caso dovesse uscire la loro combinazione vincente, i tre si dividerebbero il jackpot frutto di una giocata perfettamente identica. Può capitare quindi, che un ricevitore possa mettere a disposizione dei giocatori due schedine da convalidare, contenenti un'identica combinazione di numeri, magari stampandola due volte come accaduto a Napoli, o semplicemente perché un giocatore la reinserisce nell'apposito box a disposizione degli altri clienti.
L'effetto jackpot si è subito fatto sentire. "In poche ore - concludono - abbiamo superato la nostra media gioco sul Superenalotto. Se continua così stasera faremo il boom".

Yara, i genitori: "Ridateci nostra figlia. Siamo convinti che è viva''

Brembate di Sopra (Bergamo), 28 dic. (Adnkronos) - (dall'inviato Daniele Rossignoli)- "Noi imploriamo la pietà di quelle persone che trattengono Yara, chiediamo loro di rispolverare nella loro coscienza un sentimento di amore e dopo averla guardata negli occhi gli aprano quella porta o quel cancello che la separa dalla sua libertà". Questo l'appello che i genitori di Yara Gambirasio, Fulvio e Maura, hanno rivolto in un incontro con la stampa nella ex colonia elioterapica di Brembate di Sopra.

Prima di leggere questo accorato appello il padre di Yara, signor Fulvio, ha voluto ringraziare tutti quanti stanno operando per le ricerche della figlia sottolineando la convinzione "che Yara sia ancora viva".
"Noi vi preghiamo: ridateci nostra figlia -prosegue l'appello dei genitori di Yara- aiutateci a ricomporre il puzzle della nostra quotidianità, aiutateci a ricostruire la via della nostra normalità. La gente ci conosce bene, non abbiamo mai fatto o voluto il male di nessuno, ci siamo sempre dimostrati come una famiglia aperta, trasparente e disponibile verso gli altri e non meritiamo di proseguire la nostra vita senza il sorriso di Yara".
"Siamo una famiglia semplice -continua l'appello- siamo un nucleo di persone che ha basato la propria unità sull'amore, sul rispetto, sulla sincerità e sulla solarità del nostro quieto vivere. Da un mese ci stiamo ponendo innumerevoli domandesul chi, il che cosa, il come, il quando e il perché ci sta accadendo tutto ciò".
"Noi non cerchiamo risposte, noi non chiediamo di sapere, noi non ci assilliamo per capire, noi non vogliamo puntare il dito verso qualcuno ma desideriamo solo immensamente -prosegue l'appello- che nostra figlia faccia ritorno nel suo mondo, nel suo paese, nella sua casa, nelle braccia dei suoi cari".
Prima di leggere l'appello, scritto a mano e in stampatello, il padre di Yara, Fulvio, visibilmente provato e accompagnato dalla moglie, ha tenuto a sottolineare di "non essere abituati a parlare con i giornalisti" e di aver semplicemente chiesto di incontrare la stampa "per ringraziare tutti quanti ci stanno seguendo ed aiutando in questo cammino di speranza perche' crediamo e siamo convinti che Yara sia viva".
L'incontro è durato pochi minuti e al termine della lettura dell'appello i genitori, accompagnati dal sindaco di Brembate di Sopra, Diego Locatelli, si sono allontanati senza aggiungere altro.
E anche un testimone è certo "che si tratti di un rapimento". Mario Torraco, ex guardia giurata in pensione, la sera della scomparsa di Yara, a poche centinaia di metri dell'abitazione della ragazza, avrebbe visto due persone, un uomo e una giovane donna strattonarsi.
"E' una scena che rivedo ogni notte prima di addormentarmi e la mattina quando mi sveglio -racconta Torraco- che conferma sempre più la mia idea che si tratti di un rapimento. Ero a spasso con il cane attorno alle 19 quando in via Rampinelli all'angolo con via Ravasio, ho visto due persone che si strattonavano. Uno urlava e cercava di afferrare l'altra che, urlava con una vocina tipica da ragazzina, e cercava di divincolarsi".
L'episodio, prosegue nel suo racconto il testimone, sarebbe accaduto a poche centinaia di metri dal posto dove Enrico Tironi, avrebbe visto due uomini e una ragazzina parlare agitatamente vicino a un'auto rossa