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lunedì 3 gennaio 2011
Carceri: rissa a Porto Azzurro,un ferito
PORTO AZZURRO (LIVORNO), 2 GEN - Rissa nel carcere di Porto Azzurro tra una quindicina i detenuti, sia italiani che stranieri, ospitati nel terzo reparto. Si sarebbe trattato di un regolamento di conti ai danni di un detenuto nord-africano, trasportato all'ospedale di Portoferraio con un trauma cranico e una forte contusione alla mascella. Gli agenti della polizia penitenziaria sono riusciti a riportare la calma dopo alcuni minuti di tensione. E' il 3/o episodio di violenza nel giro degli ultimi mesi.
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Agguato a Napoli, ucciso 42enne
NAPOLI, 3 GEN - S'indaga sull'omicidio avvenuto nella tarda serata di ieri a Napoli: ucciso Giovanni Conte, 42 anni, con precedenti. L'uomo stava rientrando nella sua abitazione quando e' stato raggiunto da colpi di arma da fuoco. La polizia scientifica ha trovato sul posto diversi bossoli. Conte e' stato colpito alla schiena e alle gambe. Le modalita' dell'omicidio, il primo dell'anno a Napoli, fanno concentrare le indagini su un agguato di camorra, ma non si esclude alcuna ipotesi. Disposta l'autopsia.
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Livorno: ragazza di 13 anni muore per meningite fulminante
Una ragazza di 13 anni e' morta ieri sera a Livorno, stroncata da una meningite fulminante. La tredicenne, secondo quanto anticipa l'edizione on line de 'Il Tirreno', si e' sentita male ieri, all'ora di pranzo, con la febbre molto alta. I genitori, allarmati, hanno chiamato l'ambulanza. La ragazza e' stata portata all'ospedale, ma le sue condizioni si sono improvvisamente aggravate. I medici hanno pensato di trasferirla all'ospedale pediatrico 'Meyer' di Firenze, ma la situazione e' precipitata. La giovane ha avuto un arresto cardiaco, e' stato tentato l'impossibile per rianimarla, ma e' morta alle 21.30 di ieri sera.
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A Bari tredicenne partorisce una bambina. Il papà è un sedicenne della sua scuola
Bari, 3 gen. (Adnkronos) - E' ''certamente una delle mamme più giovani d'Italia'', appena tredicenne, quella che ha partorito nei giorni scorsi nell'ospedale 'Miulli' di Acquaviva delle Fonti, in provincia di Bari. Lo riporta oggi la Gazzetta del Mezzogiorno. La giovane risiede a Cassano Murge.
La bimba ''è in perfetta salute'', scrive il quotidiano. ''E per farla nascere, i sanitari della divisione di Ostetricia sono ricorsi al taglio cesareo''.Il papà ha appena sedici anni. ''I due ragazzi frequentano la scuola - prosegue l'articolo - si sono incontrati durante i propri impegni di studio e da quest'amore, molto giovane, è venuta al mondo una splendida bimba, che già succhia il latte materno. L'evento è stato tenuto nascosto finché è stato possibile, anche per la delicatezza della vicenda. L'aspetto più importante della vicenda, però, è il fatto che sin dal primo momento le due famiglie a un aborto hanno preferito una nascita. Anzi tutti i parenti sono contenti e vivono l'evento con affetto e discrezionalità. Per fortuna le due famiglie dei ragazzi-genitori, costituite da onesti lavoratori, hanno accolto con gioia la nascita e l'improvvisa genitorialità dei loro ragazzi''.
Per il sindaco della cittadina barese, Maria Pia Di Medio, che è anche medico, ''con le due famiglie ben coese alle loro spalle, i ragazzi potrebbero apprendere prima a diventare genitori. E risulta un aspetto largamente positivo. Anche se sussiste il problema di fondo - dice - che ad una ragazza di 13 anni è venuta a mancare, probabilmente, una corretta educazione sessuale in senso lato ed una dovuta conoscenza intersessuale. Ed anche da un punto di vista sanitario ho qualche perplessità che sia stata effettuata un'appropriata cognizione su tematiche tanto delicate. Ma se la coppia proseguirà a crescere con amore questo figlio 'inatteso', in futuro non ci saranno problemi di sorta. Specialmente se anche i servizi sociali continueranno per i primi tempi a garantire un'indispensabile azione di sostegno''.
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Detenuto cardiopatico muore in carcere a Lecce
E' il primo decesso in cella del 2011
Lecce, 3 gen. - Tragico Capodanno per un detenuto foggiano, Salvatore Morelli, 35 anni. L'uomo è stato trovato morto all'alba del primo giorno del 2011 nella sua cella nel carcere di Borgo San Nicola a Lecce. A stroncargli la vita, con ogni probabilità, un infarto. Ad allertare gli agenti di polizia penitenziaria il compagno di cella insospettito dal prolungato silenzio del 35enne.
Vano ogni tentativo di rianimarlo da parte del medico del penitenziario e l'immediato trasporto all'ospedale di Lecce 'Vito Fazzi', dove i medici non hanno potuto far altro che constatarne il decesso. Lo rende noto l'Osservatorio Permanente sulle morti in carcere.
Morelli era affetto da patologie preesistenti legate a problemi cardiocircolatori. Inoltre era obeso. Una situazione clinica che lo costringeva a recarsi quasi ogni giorno presso il nosocomio leccese, in modo da controllare le sue condizioni di salute. Sarà la relazione redatta dal medico legale Alberto Tortorella, a chiarire le cause della morte. Nelle prossime ore il sostituto procuratore Giuseppe Capoccia potrebbe disporre l'autopsia.Il carcere di Lecce ha un numero di detenuti più che doppio rispetto alla capienza regolamentare, presenta una situazione di vivibilità a dir poco critica, come testimoniano anche i dati diffusi oggi dal Sindacato Uil-Pa Penitenziari.
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Foggia, uccide donna e si consegna
"Voleva stuprarmi e l'ho accoltellata"
Un 55enne di Cerignola, in provincia di Foggia, si è presentato dai carabinieri con il cadavere della donna con cui aveva una relazione, sostenendo di averla uccisa perché aveva tentato di violentarlo. Il corpo della vittima, avvolto in un telo, è stato trovato nell'auto del presunto omicida con un coltello conficcato nel petto. Sull'accaduto stanno indagando i carabinieri per accertare la veridicità del racconto dell'uomo.
L'uomo, un bracciante agricolo, ha raccontato ai carabinieri che alcuni giorni prima la donna, una 40enne, aveva già tentato di violentarlo, ma che in quell'occasione era riuscito a fuggire. I due, stando sempre alla confessione del presunto omicida, si sarebbero poi incontrati in una campagna di Cerignola, in località Canneto, e la donna avrebbe nuovamente tentato di stuprarlo. Soloa questo punto avrebbe estratto un coltello e l'avrebbe uccisa.
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Donna velata, autista blocca bus
Venezia,l'ha tolto solo dopo insistenze
L'autista di un autobus di linea di Venezia ha bloccato il mezzo a Marghera e non voleva proseguire la corsa perché a bordo era salita una donna del Bangladesh con il volto coperto dal niqab, che lascia intravedere solo gli occhi. L'autista ha chiesto anche l'intervento della polizia, ma nel frattempo, dopo molte insistenze, la donna si era tolta il velo.
Quando la pattuglia è arrivata alla fermata del bus, quindi, ha trovato la situazione già risolta. A causa dell'imbarazzo a bordo del bus, però, sono stati gli stessi agenti ad accompagnare la donna in Questura, dove era diretta per le pratiche relative al permesso di soggiorno.
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ALPINO UCCISO
"Matteo sempre creduto nell'amore"
Toccante omelia durante i funerali a Roma del giovane alpino morto in Afghanistan. "Matteo Miotto aveva sempre creduto nell'amore, fino a dare la vita", ha detto l'arcivescovo militare Vincenzo Pelvi citando una lettera che il caporal maggiore aveva scritto al sindaco di Thiene. "Le parole di Matteo sono un messaggio che è diventato un profetico testamento capace di condensare la ricchezza umana che egli lascia a tutti noi", ha aggiunto.
I funerali del caporal maggiore degli alpini si sono svolti nella basilica di Santa Maria degli Angeli, a Roma. Le esequie di Matteo Miotto, ucciso da un cecchino in Afghanistan la mattina dell'ultimo dell'anno, sono state celebrate dall'ordinario militare, monsignor Vincenzo Pelvi. La bara, avvolta nel tricolore, ha lasciato la basilica portata a spalla da sei alpini del 7/o reggimento di Belluno, il reparto di Matteo. In precedenza mons. Pelvi aveva benedetto il feretro e salutato i genitori dell'alpino, affranti. Un applauso ha accolto l'uscita della bara dalla chiesa, in piazza. Al primo caporal maggiore sono stati resi gli onori, ancora una volta. Poi la bara è stata sistemata nel carro funebre, alla volta del Veneto, la sua regione.
"Un profetico testamento"Il caporal maggiore per il giorno della Festa delle forze armate, il 4 novembre, ''aveva scritto una lettera al sindaco di Thiene sulla sua esperienza in Afghanistan. Un messaggio che inaspettatamente è diventato profeticamente testamento, capace di condensare la ricchezza umana che egli lascia a tutti noi''. E' uno dei passaggi dell'omelia dell'arcivescovo militare durante la celebrazione dei funerali del giovane alpino. Di Matteo, Pelvi ha ricordato ''l'amore alla vita, l'amore per ogni vita, quella dilatazione del cuore ordinata e virile, che si riversava su coloro che avvicinava, anche nelle inevitabili angustie e tra gli spettacoli più angosciosi dell'Afghanistan''. Si tratta, ha aggiunto Pelvi, ''di una realtà interiore, di una felice dimensione della sua personalita''', e dei sentimenti e ''della fede schietta dell'alpino, sempre pronto a spezzare il suo corpo come fosse pane e distribuirlo ai piccoli abbandonati''. L'ordinario militare ha ricordato l'esperienza di Miotto ''alla scuola di don Gnocchi'', dove ''Matteo aveva imparato che non possiamo dare vita ad altri senza dare la nostra vita''. Matteo, ha aggiunto, ''ha sempre creduto nella giustizia, nella verità e nella forza interiore della compassione, nella fiducia e nell'amore fino a dare la vita''. Da questo giovane, ha concluso Pelvi, arriva un invito ''a non cedere allo sconforto e alla rassegnazione''.
"Morto per la pace"''Il nostro Matteo è stato chiamato a partecipare all'umana solidarietà nel dolore diventando un agnello che purifica e che redime secondo l'amorosa legge di Cristo, un sacrificio offerto per il dono della pace'', ha detto il vescovo militare Vincenzo Pelvi. ''La sua bara, avvolta nel Tricolore, è come una piccola ma preziosa reliquia della redenzione che si rinnova nel tempo''. Rivolgendosi direttamente al giovane, concludendo l'omelia, Pelvi ha detto: ''carissimo Matteo, a nome della nostra patria, di tutti i tuoi amici, degli alpini, di coloro che ti hanno voluto bene e che tu hai tanto amato, noi di diciamo grazie, angelo del dolore innocente, per averci resi tutti capaci di bontà, di amore e di speranza e per avere reso più civile, più cristiana e più umana la nostra convivenza''. Il nostro Paese ''vi ringrazia uno per uno, è il mondo intero che ha bisogno di persone come voi, che ogni giorno donano qualcosa di eterno''. E per questo difficile compito, ha sottolineato Pelvi, ''non bastano le parole, occorre l'impegno concreto e costante dei responsabili delle nazioni, ed è necessario soprattutto che ogni persona sia animata dall'autentico spirito di pace''. ''Non possiamo - ha concluso l'arcivescovo - aspettarci che una società mondiale pacifica emerga da sola dal tumulto di una spietata lotta di potere: dobbiamo lavorare, fare sacrifici e cooperare per costruire una comunità internazionale stabile e pacifica''.
"Fuggire? Gesù diede la vita""Molti chiedono perché ci ostiniamo ad esporci in terre così pericolose, ma allora non si potrebbe rimproverare anche a Gesù di aver cercato la morte, affrontando deliberatamente coloro che avevano il potere di condannarlo?'', ha detto l'ordinario militare. ''Perché non fuggire?'' ha domandato Pelvi. ''Gesù non ha cercato la morte, non ha però neppure voluto sfuggirla, perché giudicava che la fedeltà ai suoi impegni fosse più importante della paura di morire''. Anche noi, ha aggiunto Pelvi, ''non possiamo rassegnarci alla forza negativa dell'egoismo e della violenza, non dobbiamo abituarci ai conflitti che provocano vittime e mettono a rischio il futuro dei popoli''. Di fronte a ''minacciose tensioni, discriminazioni, soprusi e intolleranze religiose'', Miotto ci ha insegnato, ha detto Pelvi, ''come poter credere ad un domani di pace''.
"Un profetico testamento"Il caporal maggiore per il giorno della Festa delle forze armate, il 4 novembre, ''aveva scritto una lettera al sindaco di Thiene sulla sua esperienza in Afghanistan. Un messaggio che inaspettatamente è diventato profeticamente testamento, capace di condensare la ricchezza umana che egli lascia a tutti noi''. E' uno dei passaggi dell'omelia dell'arcivescovo militare durante la celebrazione dei funerali del giovane alpino. Di Matteo, Pelvi ha ricordato ''l'amore alla vita, l'amore per ogni vita, quella dilatazione del cuore ordinata e virile, che si riversava su coloro che avvicinava, anche nelle inevitabili angustie e tra gli spettacoli più angosciosi dell'Afghanistan''. Si tratta, ha aggiunto Pelvi, ''di una realtà interiore, di una felice dimensione della sua personalita''', e dei sentimenti e ''della fede schietta dell'alpino, sempre pronto a spezzare il suo corpo come fosse pane e distribuirlo ai piccoli abbandonati''. L'ordinario militare ha ricordato l'esperienza di Miotto ''alla scuola di don Gnocchi'', dove ''Matteo aveva imparato che non possiamo dare vita ad altri senza dare la nostra vita''. Matteo, ha aggiunto, ''ha sempre creduto nella giustizia, nella verità e nella forza interiore della compassione, nella fiducia e nell'amore fino a dare la vita''. Da questo giovane, ha concluso Pelvi, arriva un invito ''a non cedere allo sconforto e alla rassegnazione''.
"Morto per la pace"''Il nostro Matteo è stato chiamato a partecipare all'umana solidarietà nel dolore diventando un agnello che purifica e che redime secondo l'amorosa legge di Cristo, un sacrificio offerto per il dono della pace'', ha detto il vescovo militare Vincenzo Pelvi. ''La sua bara, avvolta nel Tricolore, è come una piccola ma preziosa reliquia della redenzione che si rinnova nel tempo''. Rivolgendosi direttamente al giovane, concludendo l'omelia, Pelvi ha detto: ''carissimo Matteo, a nome della nostra patria, di tutti i tuoi amici, degli alpini, di coloro che ti hanno voluto bene e che tu hai tanto amato, noi di diciamo grazie, angelo del dolore innocente, per averci resi tutti capaci di bontà, di amore e di speranza e per avere reso più civile, più cristiana e più umana la nostra convivenza''. Il nostro Paese ''vi ringrazia uno per uno, è il mondo intero che ha bisogno di persone come voi, che ogni giorno donano qualcosa di eterno''. E per questo difficile compito, ha sottolineato Pelvi, ''non bastano le parole, occorre l'impegno concreto e costante dei responsabili delle nazioni, ed è necessario soprattutto che ogni persona sia animata dall'autentico spirito di pace''. ''Non possiamo - ha concluso l'arcivescovo - aspettarci che una società mondiale pacifica emerga da sola dal tumulto di una spietata lotta di potere: dobbiamo lavorare, fare sacrifici e cooperare per costruire una comunità internazionale stabile e pacifica''.
"Fuggire? Gesù diede la vita""Molti chiedono perché ci ostiniamo ad esporci in terre così pericolose, ma allora non si potrebbe rimproverare anche a Gesù di aver cercato la morte, affrontando deliberatamente coloro che avevano il potere di condannarlo?'', ha detto l'ordinario militare. ''Perché non fuggire?'' ha domandato Pelvi. ''Gesù non ha cercato la morte, non ha però neppure voluto sfuggirla, perché giudicava che la fedeltà ai suoi impegni fosse più importante della paura di morire''. Anche noi, ha aggiunto Pelvi, ''non possiamo rassegnarci alla forza negativa dell'egoismo e della violenza, non dobbiamo abituarci ai conflitti che provocano vittime e mettono a rischio il futuro dei popoli''. Di fronte a ''minacciose tensioni, discriminazioni, soprusi e intolleranze religiose'', Miotto ci ha insegnato, ha detto Pelvi, ''come poter credere ad un domani di pace''.
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